/ giugno 3, 2016/ Giustizia, Sicurezza

LEGITTIMA DIFESA: ABBIAMO BISOGNO DI NUOVE LEGGI O DI UN SISTEMA GIUDIZIARIO CHE GARANTISCA GIUSTIZIA?

Grazie alla partecipazione del Dott. Calma e del Dott. Tombari alla serata di venerdì 27 maggio, abbiamo avuto la possibilità di comprendere ed in parte sviscerare la materia in oggetto, in modo semplice e comprensibile a tutti, attraverso la lettura spiegata in modo magistrale dell’art. 52 c.p. “la legittima difesa” e dell’art. 614 c.p. “violazione di domicilio”.

La legittima difesa è una sorta di “autotutela” che l’ordinamento giuridico italiano consente nel caso in cui insorga un pericolo imminente (per sé o per altri) da cui è necessario difendersi e non ci sia la possibilità di rivolgersi all’autorità pubblica per ragioni di tempo e di luogo.

Probabilmente il legislatore ha voluto tenere conto di un’esigenza del tutto naturale che è legata all’istinto di reagire quando si viene aggrediti.

Non bisogna però confondere la legittima difesa con la vendetta perché quest’ultima è una reazione che avviene dopo che la lesione è stata già provocata mentre si parla di legittima difesa quando si reagisce a una aggressione e tale reazione rappresenta l’unico rimedio possibile nell’immediato per evitare una offesa ingiusta.

Di fatto i presupposti essenziali della legittima difesa sono costituiti da un lato dall’insorgenza del pericolo (generalmente determinato da un’aggressione ingiusta) e dall’altro da una reazione difensiva: l’aggressione ingiusta deve concretarsi nel pericolo attuale di un’offesa che, se non neutralizzata tempestivamente, può sfociare nella lesione di un diritto proprio o altrui (personale o patrimoniale) tutelato dalla legge; la reazione legittima deve inerire alla necessità di difendersi, alla inevitabilità del pericolo e deve sussistere comunque una proporzione tra difesa ed offesa.

Il dott. Tombari ha sottolineato, più volte, che mai come in questo periodo storico, particolarmente difficile, è facile eccedere e passare dalla parte del torto e commettere addirittura il reato ai sensi dell’art 55 del cp, ovvero, “eccesso colposo di legittima difesa” che si realizza a fronte di una reazione di difesa eccessiva: non c’è volontà di commettere un reato ma viene meno il requisito della proporzionalità tra difesa ed offesa configurandosi un’errata valutazione colposa della reazione difensiva.
Tombari ci ha spiegato anche “La legittima difesa putativa”: quando sussistono i requisiti della legittima difesa, ma per un errore di fatto un individuo si creda minacciato mentre effettivamente il pericolo non sussiste.

La legittima difesa putativa postula i medesimi presupposti di quella reale, con la sola differenza che nella prima la situazione di pericolo non sussiste obiettivamente ma è supposta dall’agente sulla base di un errore scusabile nell’apprezzamento dei fatti, determinato da una situazione obiettiva atta a far sorgere nel soggetto la convinzione di trovarsi in presenza del pericolo attuale di un’offesa ingiusta; sicché, in mancanza di dati di fatto concreti, l’esimente putativa non può ricondursi ad un criterio di carattere meramente soggettivo identificato dal solo timore o dal solo stato d’animo dell’agente.

Un tipico esempio di legittima difesa putativa è quella di chi nell’oscurità viene aggredito per scherzo da un amico con un’arma finta. Se l’aggredito proprio per il buio non riesce a riconoscere il suo amico e, credendo di essere in pericolo reagisce ferendolo o uccidendolo, la sua azione può rientrare nel campo della legittima difesa putativa.

Non dimentichiamo però il dispositivo dell’art 614 cp: nei casi previsti dall’articolo 614 cp, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità:
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.
Questo sta a significare, in considerazione dei casi di violazione di domicilio cui all’art. 614 del c.p., comma 1 e 2, cui vengono assimilate le violazione di quei luoghi in cui viene esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale, che legislatore, in questi casi, ha previsto una presunzione assoluta di proporzione fra difesa e offesa, che opera in presenza di alcuni requisiti: il soggetto che ha posto in essere la legittima difesa aveva il diritto di trovarsi in quel luogo, l’incolumità della persona fosse in pericolo, la legittima difesa è stata attuata attraverso un’arma o un altro strumento di coercizione legittimamente detenuto.

Qualora tutte queste condizioni siano presenti la presunzione opera automaticamente, se invece manca anche una di queste la presunzione non ha luogo, ma sarà comunque possibile accertare la proporzione fra mezzi di difesa e di offesa.

Ma perché ci troviamo ogni giorno a doverci difendere da soli?

Ve lo siete mai chiesto?

La domanda del dott. Tombari tuona in sala come pesante verità che smuove gli animi e tra i presenti.

Sì, perché molto, troppo spesso ci dimentichiamo che ci troviamo in un pieno ed estremo regime di privatizzazione dello Stato, uno Stato che sta perdendo ogni significato.

Dal 1937/’38 abbiamo assistito ad un lento abbandono delle funzioni dello Stato.

Non dimentichiamo che lo Stato serve primariamente a difendere il debole dalla prepotenza e deve organizzare tutti i suoi servizi a questo fine. Qual’è il bene che tuteliamo con la legittima difesa domestica?

1) la sicurezza personale;

2) l’incolumità propria;

3) i beni personali.

Lo Stato deve avere un fine che è quello della giustizia sociale ovvero della protezione del cittadino debole. Pertanto, il problema diventa più ampio visto che il deterrente vero, ovvero un sistema giuridico efficace esiste e può esistere dove ci sia finalmente a) la certezza del diritto; b) la certezza della pena.

E’ inutile alzare le pene per la violazione di domicilio (per altro dovrebbero essere alzate anche quelle per reato di furto artt. 624 e 625 cp) quando, poi, ci troviamo in un sistema dove la PRESCRIZIONE ammazza tre quarti dei processi in Italia.
Proviamo solo a pensare, a questo punto, ad una riforma semplicissima, perché è inutile che modifichiamo un pezzo se non abbiamo un visione d’insieme.

E allora chiediamo congiuntamente una Riforma, come stiamo facendo, ma DIMOSTRANDO DI AVER CAPITO!

E in questo modo la prescrizione ME LA INTERROMPI, NON SOSPENDI!! Me la interrompi nel momento in cui io ti cito in giudizio o al massimo dopo il giudizio di primo grado. Ma…. non lo faranno, perché altrimenti la GIUSTIZIA funzionerebbe!

La giustizia in Italia non deve funzionare, e pensare che noi eravamo la culla del diritto.

Oggi al massimo possiamo essere la culla del rovescio.

E’ un problema reale e la politica di oggi ne muove i fili.

Non può esistere una credibilità di uno Stato che non sia basata sul diritto, e allora, tutti insieme, dobbiamo chiedere un disegno unitario, un serio progetto dello stato nei confronti dei cittadini affinché possano essere tutelati da ogni sorta di ingerenza!

Lo Stato deve tornare ad avere una condizione di supremazia che E’ IL CONTROLLO DEL FUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA!

 

MoVimento 5 Stelle – PESARO