Il concetto di Rete Sociale sottende due tipi di reti: una interna a tutti i servizi alla persona presenti sul territorio comunale, istituzionali e non; l’altra è la rete con tutte le attività non strettamente sociali ma connesse e implicate di conseguenza (Politiche economiche, Sanità, Ambiente, Sicurezza e Politiche Educative)

Contesto: Nel Comune di Pesaro convivono, come ovunque, persone e famiglie in condizioni molto diverse tra loro. L’attenzione dei Servizi Sociali deve per sua natura rivolgersi alle frange marginali della società, intese come le minoranze in difficoltà economica e i soggetti svantaggiati per vari motivi in via prioritaria. Secondariamente esistono altre forme di disagio anche laddove non c’è grave difficoltà economica o netta emarginazione sociale (difficoltà sommerse). I dati numerici di queste situazioni sono difficilmente reperibili per ovvi motivi (rispetto della privacy e sfiducia degli utenti nei confronti delle istituzioni). Già a partire dal contesto, è possibile formulare una proposta utile ad ottimizzare la funzione dei Servizi Sociali: ovvero un monitoraggio puntuale della situazione, con la collaborazione di Caritas e delle altre realtà di volontariato del territorio che raccolgono ogni giorno richieste di aiuto.

Motivi del disagio sociale: disoccupazione o precarietà del lavoro, emergenza abitativa, disgregazioni familiari, anziani non autosufficienti o figli disabili a carico, convivenza con soggetti con grave disagio psichico, immigrazione senza inserimento fattivo, dipendenze patologiche. Questo quadro già fa emergere una evidenza: i Servizi Sociali non possono prescindere dal dialogo con tutti gli altri servizi alla persona sul territorio (sanità, Dipartimento Dipendenze Patologiche DPP, Dipartimento Salute Mentale DSM, associazioni di volontariato socio sanitario). Ma non basta il dialogo, occorre che il Comune, attraverso i Servizi Sociali, istituisca un osservatorio permanente che faccia da punto di raccordo e di coordinamento tra tutti gli attori del sociale, in modo tale che ogni cittadino, da qualunque punto di accesso, abbia una risposta adeguata ai suoi reali bisogni.

“In dieci anni è raddoppiata la percentuale di italiani che si rivolgono ai centri d’ascolto della Caritas nelle Marche e anche il numero dei senza fissa dimora. Lo dice il dossier 2017 della Caritas diocesana delle Marche presentato ad Ancona. Lo scorso anno sono state 11.167 le persone incrociate negli 83 Centri d’ascolto (51,8% donne) con un aumento del 6,3% rispetto al 2010. Sei su dieci sono stranieri ma il numero di italiani (4.321) è passato dal 19,8% del 2009 al 38,7% (+2.395 persone); gli stranieri diminuiscono di 863 unità (da 7.564 a 6.701). Quanto ai senza fissa dimora, dagli 820 del 2010 sono arrivati a 1.596 nel 2017 (37,4% italiani). La disoccupazione resta la prima causa della povertà.”

Nello sviluppare questa “rete sociale”, abbiamo elaborato alcune proposte.

Lotta alla disoccupazione: il Reddito di Cittadinanza offre già una alternativa al REI, reddito di inclusione (che si è rivelato insufficiente e non risolutivo), riconoscendo da un lato una soglia di reddito più alta per garantire a tutti una vita dignitosa, dall’altro raccordandosi con i Centri per l’Impiego per favorire il ricollocamento dei disoccupati nel mondo del lavoro. Ma l’offerta di lavoro è sufficiente a soddisfare tutte le domande? Si può implementare l’occupazione ai fini di un risultato efficace a lungo termine? In questo senso le politiche sociali si intrecciano con quelle economiche, industriali, artigianali e di PMI con particolare attenzione al settore del turismo. Politiche di incentivazione del turismo pesarese a tutti i livelli, da quello culturale a quello ricreativo e stagionale, aiuti alle start up innovative, incentivi all’artigianato caratteristico della città, agevolazioni in favore delle aziende che assumono attingendo dai beneficiari del RDC , accordi con le società partecipate e con le cooperative che forniscono servizi in appalto al Comune per l’assunzione di una quota di soggetti svantaggiati,  sono tutte azioni volte a creare occupazione stabile e di conseguenza ad ottimizzare le risorse economiche a disposizione in un’ottica lungimirante e risolutiva per la persona.

Contenimento emergenza abitativa: nel nostro territorio comunale non mancano gli alloggi, manca una corretta gestione degli stessi. Per quanto riguarda il privato, manca una tutela del proprietario immobiliare, che di fronte ad una morosità prolungata e incolpevole non ha altro strumento che lo sfratto esecutivo senza possibilità di recuperare i danni economici. Questo spinge a richiedere, in sede di contrattazione per l’affitto, anticipi ingenti, garanzie fideiussorie e contratti di lavoro a tempo indeterminato. Anche chi fosse in grado di pagare ma non di fornire tali garanzie non trova alloggio, così come tanti proprietari di seconda casa preferiscono lasciarla sfitta piuttosto che correre il rischio di affittarla a persone che saranno solo fonte di problemi qualora il contratto non venisse rispettato. Il Comune può in questo senso farsi garante per chi non può fornire le garanzie richieste, in via preventiva, assicurando da un lato che in caso di difficoltà a pagare l’affitto per un mese interverrà direttamente con un contributo, dall’altro garantendo che in caso di morosità prolungata (oltre tre mesi) si impegna a trovare sistemazione alla persona o alla famiglia per vie proprie, arginando il margine di danno per il proprietario.Ma come può il Comune garantire altra sistemazione agli inquilini morosi? Qui entrano in campo gli alloggi sociali, distinti in case popolari (a gestione Erap con graduatorie e requisiti di accesso) e alloggi parcheggio (alloggi di proprietà comunale a gestione diretta da parte dei Servizi Sociali).È da ricercarsi una ottimizzazione e ristrutturazione degli immobili individuati come alloggi parcheggio Con le dovute verifiche sulla permanenza dei requisiti e con soluzioni alternative sul libero mercato per chi ormai ha superato la fase di emergenza, si possono liberare risorse per le vere emergenze attuali. Ogni persona o nucleo familiare che avrà accesso ad un alloggio parcheggio, deve essere monitorato costantemente e accompagnato all’autonomia con ogni mezzo, così gli alloggi resteranno a disposizione per le emergenze immediate ma soprattutto sarà cura dei Servizi Sociali del Comune mettere in campo tutte le strategie per rendere la permanenza in alloggio parcheggio il più breve possibile (inserimento nelle liste case popolari, indicazioni per la ricerca del lavoro in collaborazione con i Centri per l’Impiego, agevolazione della ricerca di alloggio sul libero mercato con le garanzie di cui sopra). Una ultima nota sugli immobili inutilizzati di proprietà del Comune: con la ricerca di fondi sulla base di progetti specifici e ben strutturati, potrebbero essere restituiti alla comunità come Co-housing sociale.

Progetto di Co-housing sociale

  • Risorse strutturali: immobili di proprietà del Comune
  • Risorse economiche: bandi europei
  • Beneficiari: padri separati, anziani soli, giovani in trasferta per studio o lavoro, soggetti svantaggiati ma con un minimo di risorse personali, famiglie in difficoltà, immigrati in fase di inserimento sociale.
  • Obiettivi: favorire una convivenza costruttiva e di reciproco aiuto sul modello del buon vicinato ormai perduto; attivazione delle risorse personali che non si esprimono solo nel successo sociale, ma anche e soprattutto nelle relazioni autentiche; agevolare percorsi spontanei e creativi di solidarietà (accudimento di un anziano, baby-sitting e aiuto nei compiti, scambio di conoscenze e competenze)
  • Gestione: autogestione con un monitoraggio periodico a cura dei Servizi Sociali del Comune
  • Mantenimento: saranno stabiliti dei canoni di affitto simbolici in proporzione al reddito di ogni utente o famiglia (ISEE) per coprire le spese di manutenzione in carico al Comune; le utenze saranno a carico dei beneficiari con le dovute agevolazioni sempre in base all’ISEE.
  • Condizioni di accesso: tutti gli utenti dovranno sottoscrivere un regolamento che comprenderà, oltre a quanto previsto dalla normativa vigente per un contratto di affitto, clausole precise sulle norme di civile convivenza, pena il decadimento del diritto e la conseguente perdita dell’alloggio.
  • Supporto in seguito a disgregazioni familiari: supporto ai padri separati e alle madri sole con figli a carico e senza assegno di mantenimento in termini di sostegno alle spese (vedi progetto Pisaurum e social market)

Tutela anziani non autosufficienti e/o disabili a carico: questo campo dipende in larga misura dall’ASUR che fa riferimento alla Regione Marche per quanto riguarda i casi più gravi e che necessiterebbero di ricovero in apposite strutture (Delibera Giunta Regionale DGR 1331/2014), ma a livello comunale è possibile mettere in campo misure di sollievo per le famiglie in difficoltà attraverso: un sistema integrato di assistenza domiciliare collegato al RDC e ai Centri per l’Impiego, incrementando l’occupazione di cui al punto 1, sostegno economico alle realtà di volontariato che si occupano di anziani e disabili con centri diurni gratuiti per l’utenza (sollievo e tempo libero) attraverso apposite convenzioni e precisi rendiconti sull’attività svolta e numero utenti presi in carico. Un cenno alla priorità dell’abbattimento delle barriere architettoniche in tutti i luoghi pubblici, ancora oggi vergognosamente presenti in luoghi di imprescindibile accesso a tutti, compresi uffici pubblici e distretti sanitari.

Convivenza con soggetti con disagio psichico grave: la legge Basaglia ha demandato alle Regioni la sua applicazione e nella Regione Marche è attualmente vigente la DGR 1331/2014 che sostanzialmente garantisce, a livello del SSN, la presenza di Reparti di Diagnosi e Cura (prevalentemente per acuzie o per TSO), mentre per lungodegenze, centri diurni e centri residenziali demanda al privato con apposite convenzioni e con tariffe giornaliere stabilite ma solo in rari casi a carico del SSN, per la maggior parte dei casi a carico del cittadino. Quindi come nel caso dei disabili e degli anziani non autosufficienti, le misure più incisive possono essere adottate solo a livello regionale. La malattia mentale è devastante non solo per la persona, ma per l’intero nucleo familiare, che salvo sporadici interventi è praticamente lasciato solo. Fermo restando l’impegno a sollecitare la Regione Marche a rivedere la DGR 1331/2014, a livello comunale proponiamo di promuovere l’autonomia delle persone con disagio psichico attraverso un canale occupazionale dedicato (cura del verde, supporto alla gestione del canile comunale con una doppia valenza terapeutica attraverso la pet therapy) con un compenso orario o mensile forfettario, contenuto ma valorizzante della persona; inserire all’interno dei Servizi Sociali del Comune un servizio dedicato al disagio psichico non dal punto di vista clinico, ma attento a tutte le ricadute sul nucleo familiare, in modo tale che i percorsi di inserimento in strutture residenziali per i casi più gravi siano in capo non solo al dirigente sanitario del DSM ma anche al Comune in considerazione del contesto familiare più o meno adatto a fornire un ambiente idoneo all’utente.

Risoluzione problematiche legate all’immigrazione senza inserimento fattivo: oltre che un problema umano, questo settore in particolare è un problema di sicurezza. Gli Sprar hanno fallito nel loro compito (salvo rari casi) di favorire l’inserimento sociale degli immigrati accolti. Dopo due anni di permanenza negli Sprar, le persone dovrebbero aver imparato la lingua italiana, essere stati formati per favorire l’inserimento lavorativo o favoriti in un percorso di ricongiungimento familiare negli altri Stati Europei. Le misure sopra dette per l’occupazione delle persone con disagio psichico possono essere estese anche agli immigrati ormai fuori dagli Sprar, affiancando altri servizi utili al raggiungimento di una autonomia personale (corsi di lingua italiana, corsi di informatica, tirocini professionali nel settore dell’artigianato e dell’industria) da realizzare in parte con un canale diretto e preferenziale con il Centro per l’Impiego, supervisionando altresì l’attività delle cooperative, in parte sostenendo economicamente con contributi in regime di convenzione con realtà di volontariato del territorio che già svolgono questo lavoro a titolo gratuito. In questo modo chi vuole rimanere nel territorio comunale ha una possibilità di inserirsi nel tessuto sociale a pieno titolo e nel rispetto della legge; chi non aderisce al progetto e sopravvive con espedienti fuori dalla legalità (furti, spaccio) deve essere diffidato.

Lotta alle dipendenze patologiche: da un punto di vista clinico sono di competenza del DDP, ma di fatto non c’è dipendenza patologica che non abbia un disagio personale e sociale correlato, tanto che il DDP è dotato non solo di personale sanitario, ma anche di assistenti sociali e psicologi. Stante la estrema difficoltà di curare una dipendenza in sé, si aggiunge la difficoltà di essere calati in un contesto di disagio economico, familiare, lavorativo o abitativo. E non è scontato quale sia la causa e quale sia l’effetto tra il disagio e la dipendenza patologica. Per questo occorrono approcci alla cura della persona in tutte le sue dimensioni. In questo caso i servizi già esistono ma non sempre collaborano come servirebbe. Per ottimizzare le risorse e i risultati, è necessario che la presa in carico di ciascun utente sia di competenze multiple e in sinergia: il Comune può e deve intervenire a rimuovere le cause di disagio sociale favorendo l’occupazione, risolvendo il problema abitativo, supportando la famiglia con tutti gli strumenti già citati per gli altri casi; il DDP deve occuparsi della dipendenza dal punto di vista clinico. Il raccordo tra tutte le azioni da mettere in campo deve essere in capo ad un assistente sociale del Comune che a sua volta farà capo all’assessore ai Servizi Sociali per tutto ciò che occorre nel monitoraggio del percorso.

Un punto per noi importantissimo è la gestione dei senza fissa dimora.

La categoria è variegata, sono tutti ai margini della società, non occupati stabilmente, senza alloggio di proprietà e senza mezzi per un alloggio in affitto, e comprende  persone nate e vissute nel territorio comunale ma che non hanno una residenza, persone nate e vissute in altri comuni e arrivate qui nel migrare da una casa di accoglienza all’altra ma che hanno deciso di fermarsi qui nonostante siano senza prospettive, persone di passaggio nel migrare, immigrati stranieri usciti dai progetti Sprar del nostro Comune. Tutti costoro possono rientrare in base alle loro necessità nelle misure di supporto già citate, ma l’ostacolo principale è la mancanza di iscrizione anagrafica.

Un cittadino italiano senza residenza praticamente non esiste. Non può rinnovare i documenti scaduti, non può avere l’assistenza medica di base, non può accedere a tutti i servizi pubblici di assistenza alla persona (iscrizione ai centri per l’impiego, accesso agli ammortizzatori sociali e alla pensione di invalidità, richiesta del reddito di cittadinanza).

Pertanto, sarà una priorità agevolare l’acquisizione di una residenza, anche fittizia, per tutti coloro che, attualmente senza fissa dimora, ne facciano richiesta a condizione di rientrare in un percorso di reinserimento sociale nel circuito di tutti i servizi, istituzionali e non, coordinati da una assistente sociale comunale di riferimento. Non è accettabile che venga negato un diritto costituzionale a meno che non sia la persona stessa a volervi rinunciare, in ordine al principio altrettanto costituzionale della libertà.

Contrasto allo spreco e alla povertà: la legge 155/2003 (cosiddetta legge del buon samaritano) regolamenta il riciclo delle eccedenze alimentari sia di materie prime che di prodotti alimentari lavorati o semilavorati. Ad oggi questa azione è affidata alla buona volontà di associazioni di volontariato come il Banco Alimentare e alla forte motivazione di singoli esercenti quali pizzerie, panifici, bar pasticcerie che però hanno difficoltà a gestire logisticamente la distribuzione. Ipercoop si è attrezzata con i “Brutti ma buoni”, prodotti prossimi alla scadenza che vengono donati a condizione però che le associazioni si facciano carico del ritiro. Questa buona prassi deve diventare consuetudine per tutti, attraverso: un punto unico di raccolta e redistribuzione attrezzato nel rispetto dell’HACCP; possibilità per tutti di accedere a tale risorsa con orari estesi quali quelli di un supermercato (allegato 3 social market)

Un capitolo a parte per le famiglie con figli in età scolare in cui il sostegno sociale si intreccia con le politiche educative. Per promuovere non solo la crescita demografica ma anche una qualità della vita in ordine alla dignità propria di ogni persona, bambino o adulto, è necessaria una particolare attenzione alla famiglia intesa come cellula della società e quindi struttura fondante per la percezione del benessere nella nostra città.

In questo ambito proponiamo:

  • Un servizio pubblico e semigratuito di sostegno ai bambini in età scolare portatori di DSA e BES che creerà occupazione per le figure professionali specifiche e un sollievo alle famiglie in difficoltà economica che spesso sono costrette a rinunciare ad un supporto extrascolastico necessario;
  • La promozione diretta di progetti educativi essenziali attraverso i fondi europei per la riqualificazione e l’ammodernamento degli istituti scolastici del territorio comunale (attrezzature informatiche e multimediali, interventi di personale specializzato su tematiche di interesse prioritario su suggerimento delle stesse scuole, finanziamenti suppletivi per il materiale di facile consumo, sperimentazione di strategie ecologiche innovative come il compostaggio o la differenziata puntuale)

La logica sottesa a questo ambito è che l’autonomia scolastica ha trasformato la scuola in impresa sotto tanti punti di vista, il che non è necessariamente un male. Ma laddove la scuola regge il suo bilancio sul contributo volontario delle famiglie, spesso pesante per chi ha più figli in età scolare, chiedendo inoltre di acquistare carta, carta igienica, fazzoletti di carta, e altro materiale che dovrebbe essere fornito dalla scuola, essendo scuola dell’obbligo a noi appare una contraddizione forte.

In fine sempre all’interno delle politiche educative, focus particolare sarà su tutti quei progetti volti all’educazione responsabile di tutti gli strumenti informatici, alla lotta al cyberbullismo, e di tutte quelle attività ispirate ad un’educazione emotivo affettiva.

Progetto Spazio Rieducazione per bambini con Bisogni Educativi Speciali

  • Obiettivi: garantire un percorso individualizzato di rieducazione cognitiva volto all’autonomia del bambino; fornire un servizio di individuazione precoce e prevenzione dei DSA e conseguente disagio scolastico; realizzare una forte collaborazione tra scuole, servizi e famiglie; sostenere la famiglia nell’affrontare le difficoltà scolastiche/relazionali dei figli.
  • Destinatari: Bambini di scuola materna, di scuola primaria e secondaria di 1 grado.
  • Durata del progetto: 12 mesi. Il servizio sarà attivo per 3 ore, 2 volte alla settimana

Progetto Social Market

  • Destinatari: persone e famiglie in difficoltà economica, associazioni di volontariato che si occupano di povertà estrema attraverso servizi strutturati (mense, case di pronta accoglienza)
  • Gestione: immobile messo a disposizione tra le proprietà comunali o individuato da privato in comodato d’uso gratuito; controllo diretto da parte dei Servizi Sociali del Comune; servizio garantito attraverso un sistema di banca del tempo (manodopera in cambio di buoni spesa) oltre a figure fisse di coordinamento (due a turni per il magazzino e stoccaggio, due a turni per lo smaltimento merce non distribuita, uno per controllo, coordinamento e raccordo con le istituzioni di riferimento).
  • Risorse per l’avvio, la gestione e il mantenimento: da reperire attraverso bandi regionali e nazionali che attingono dai FSE o in alternativa investimento di risorse liberate da altre voci di spesa comunali.
  • Vantaggi: zero spreco da mense scolastiche, aziendali e ospedaliere tramite appositi accordi e/o convenzioni; creazione di un circuito virtuoso di autogestione che crea occupazione momentanea per disoccupati in difficoltà garantendo un servizio di facile accesso con orari estesi; sostegno alle famiglie e ai singoli in difficoltà economica attraverso la riduzione della spesa alimentare.

Mutua veterinaria

Analisi dei bisogni: La presenza di un animale domestico in casa finora è stata considerata come un lusso. Non accessibile a tutti per gli elevati costi delle cure veterinarie e dei farmaci veterinari, principalmente. Ci sono innumerevoli studi sul valore della pet therapy per anziani soli, bambini disabili o con disturbi di varia natura (autismo in primis ma anche sindrome di Down e altre patologie). Sia gli anziani (con una pensione modesta) sia le famiglie con bambini disabili (che già hanno spese notevoli per le cure necessarie) possono desiderare di adottare un animale domestico ma desistere per paura di dover affrontare ulteriori spese insostenibili. D’altra parte, il Comune di Pesaro provvede al mantenimento di canili e gattili per animali domestici abbandonati, giustamente per contrastare il fenomeno del randagismo che attualmente è assolutamente sotto controllo. L’Asur dal canto suo provvede attualmente a sterilizzare gratuitamente le femmine delle colonie feline regolarmente censite sul territorio comunale in collaborazione con ENPA, lasciando però gli animali liberi. In sostanza il Comune spende soldi per: mantenere canili e gattili. Asur spende soldi per: sterilizzare femmine delle colonie feline e anche per cure in emergenza di animali senza proprietari.

La nostra proposta non intende aggravare tali costi, ma indirizzarli in maniera diversa, agevolando le adozioni di animali abbandonati da parte di privati attraverso una mutua veterinaria che non è un servizio sanitario nazionale ma un progetto che si propone di:

  • reperire fondi a bando per avviare il progetto;
  • favorire l’incrocio domanda/offerta tra privati e canili e gattili per le adozioni con la collaborazione delle associazioni cittadine del settore;
  • sottoscrivere convenzioni con ambulatori veterinari per avere tariffe agevolate per chi adotta un cane o un gatto e ha un ISEE inferiore ai 9.000 euro o ha minori disabili a carico;
  • istituire un fondo solidale (mutua veterinaria) tramite una convenzione con una assicurazione privata a cui possono aderire tutti a diverso titolo, e cioè: i potenziali beneficiari con le caratteristiche di cui sopra con una quota annuale alla loro portata (max 100 euro/anno) e con tutte le cure gratuite in caso di necessità; tutti i cittadini che, sensibilizzati al problema, vorranno aderire pur non potendone usufruire in proprio, ma a vantaggio dei più bisognosi, con una quota inferiore (max 50 euro/anno).

Vantaggi: agevolazione delle adozioni da canili e gattili (condizione vincolante per usufruire della mutua veterinaria) con riduzione dei costi di mantenimento dei canili e gattili comunali; miglioramento della qualità della vita per le categorie di persone sopra citate con relativa riduzione degli accessi ai servizi sanitari per disturbi psicosomatici legati alla solitudine e all’abbandono.